Veicolare nozioni da scuola elementare; erigerle al rango di argomenti inoppugnabili contro la fede cristiana (o le religioni in genere); attingere a un razionalismo d'accatto che si sintonizza col pragmatismo volgare dell'uomo della strada; ignorare (o fingere di ignorare) lo spessore storico del cristianesimo; rinunciare (non sappiamo se per ignoranza o malafede) a un visione prospettica che, sia pure in versione divulgativa, tenga conto dello studio storico e comparato delle religioni, dell'esegesi biblica, dei simboli, delle dinamiche culturali, dell'antropologia; adottare unilateralmente il paradigma scientista (mai messo in discussione nonostante le problematiche poste dalla fisica e dall'epistemologia novecentesche) cui viene ricondotto ogni fenomeno culturale "altro", tipico di un mondo divenuto estraneo all'orizzonte dell'uomo medio radicato nella società tecnologica; rivolgersi a un pubblico sempre più inconsapevole riguardo alla sfera del religioso grazie anche all'ignoranza diffusa delle gerarchie ecclesiastiche: questa la ricetta, facile facile, di Piergiorgio Odifreddi.